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La nuova perizia, la quarta in ordine di tempo, sulla strage di Bologna – 160 pagine oltre agli allegati – consegnata oggi, dopo due mesi di lavoro, al presidente della Corte d’Assise di Bologna, Michele Leoni che sta celebrando il processo nei confronti l’ex terrorista dei Nar, Gilberto Cavallini, per l’attentato del 2 agosto 1980, modifica completamente lo scenario fin qui conosciuto rimettendo in discussione l’impianto giudiziario complessivo e smentendo, in gran parte, le precedenti risultanze.

La novità più clamorosa della nuova perizia, svolta con tecnologie e mezzi che in precedenza non esistevano, riguarda, certamente, il ritrovamento di un interruttore elettrico di tipo “on-off” – sul quale è stata ritrovata l’”impronta” dell’esplosivo.

Da questo punto di vista va riletta la presenza di diverse persone sospette che si trovavano a Bologna quel giorno, ad iniziare da quelli che, secondo la Stasi, l’ex Servizio segreto della Repubblica Democratica tedesca, erano terroristi del gruppo dinamitardo di Carlos Lo Sciacallo, Thomas Kram e Christa Margot Frolich.

Anche perché i periti mettono in relazione la strage di Bologna a due attentati compiuti da Carlos in Francia, in particolare quello di Saint Charles del 31 dicembre 1983.

Peraltro, meno di due anni dopo, il 18 giugno 1982, Christa Margot Frolich verrà fermata e arrestata all’aeroporto di Fiumicino nel corso di un controllo mentre trasporta una valigia contenente, all’interno di un doppiofondo, 3 chilogrammi e mezzo di miccia gommata verde, composta da Pentrite prodotta nei Paesi del Patto di Varsavia, oltre a un timer, una sveglietta a batteria marca Emes dalla quale fuoriuscivano due fili elettrici, due detonatori elettrici in alluminio e un oggetto, una staffa semicurva con un interruttore identico a quello trovato a Prati di Caprara dal perito Danilo Coppe.

Anche in quel caso, dunque, era in atto un trasporto di esplosivo, anche in quel caso c’era un interruttore artigianale. Non solo. In un’altra circostanza, certamente, fu utilizzato, ma in maniera opposta, l’interruttore di un tergicristallo di un auto per portare a termine un attentato.

(adnkronos)

La strage di Bologna e analoga ai atti terroristici compiuti dal gruppo Carlos/Weinrich in Francia dal 82 al 84.

Ustica e analoga a Lockerbie e Niger, compiuti dai servizi libici.

Questi atti non erano classici atti terrostici come quelli die palestinesi, che volevano che tutti sapessero subito chi e perche era stato terrorizato, ma sempre azioni, che avevano il scopo a rendere felice il mandante, che in tutti questi casi quasi molto probabilmente era stato Gheddafi.

La dipendenza economica e la unica spiegazione logica dei depistaggi svolti dopo Ustica e Bologna

Questa che segue è la lettera che il 15 giugno l’Associazione “Verità sul disastro aereo di Ustica” ha inviato al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella:

Signor Presidente,

ci rivolgiamo alla S.V. alla vigilia del 36° anniversario del disastro aereo di Ustica, grati per l’attenzione che il 27 giugno dello scorso anno ha voluto dedicare alle 81 vittime e ai loro familiari.

In quell’occasione la S.V. ha confermato “l’impegno di perseverare nella ricerca tenace di una verità finalmente univoca sull’accaduto”, affinchè sia la domanda di giustizia sia finalmente soddisfatta e sia perchè anche a livello internazionale, venga doverosamente assuntoun contributo atto “a rimuovere le troppe pagine di opacità che continuano a pesare sulla nostra vita democratica ed attendono risposte”.

Com’è noto infatti, su questo doloroso episodio esistono contrastanti sentenze passate in giudicato della Cassazione penale e della Cassazione civile, in ordine all’ipotesi di un evento verificatosi nell’ambito di una battaglia aerea, mentre l’Italia continua a essere inadempiente a livello internazionale non avendo mai presentato, presso la sede dell’ ICAO a Montreal, il Final Report nel quale devono apparire i risultati delle indagini sulle cause che hanno determinato la caduta del DC9 ITAVIA: e ciò soprattutto ai fini della prevenzione di incidenti analoghi.

La nostra Associazione, “Verità sul disastro aereo di Ustica”, si è costituita sulla scia dell’auspicio della S.V. sopra ricordato e con la specifica finalità di approfondire tutti gli aspetti di questa intricata vicenda, sulla quale purtroppo l’opinione pubblica è stata sviata da una disinvolta e spregiudicata diffusione di notizie prive di ogni fondamento.

Purtroppo, quest’anno, abbiamo dovuto constatare che importanti documenti, relativi ai mesi precedenti la strage e riguardanti minacce di rappresaglie terroristiche, sui quali era stato apposto il segreto di Stato, sono stati, dopo la rimozione dello stesso, nuovamente classificati come segretissimi, con relativo divieto di divulgazione, penalmente perseguibile, da parte dei Parlamentari che ne hanno potuto prendere visione solo in quanto membri di Commissione di inchiesta parlamentare.

A nulla sono sino a ora valsi gli atti di sindacato ispettivo rivolti al governo e le richieste, avanzate da qualificati storici italiani, di rendere pubblici quegli atti affinchè questo materiale venga messo a disposizione della ricerca della verità che, giustamente e con insistenza, continuiamo a chiedere anche a Paesi amici ed alleati.

Signor Presidente,la ringraziamo dell’attenzione riservataci, nella speranza che l’anniversario della strage non si trasformi in uno stanco rituale senza passi avanti verso quella verità univoca (e vorremmo anche condivisa), che la S.V. ha così autorevolmente auspicato, unitamente alla certezza che la S.V. farà quanto in suo potere in ordine a ciò che sopra abbiamo esposto.

Presidente Onorario Associazione Verità sul disastro aereo di Ustica
Giuliana DE’ FAVERI TRON (figlia di una delle vittime)

Presidente Associazione Verità sul disastro aereo di Ustica
Gen. Lamberto BARTOLUCCI (ex Capo di Stato Maggiore dell’ Aeronautica e Difesa)

Carlo GIOVANARDI – senatore

Gregory ALEGI – docente universitario e giornalista

Eugenio BARESI – ex segretario Commissione Stragi

Francesco FARINELLI – ricercatore Universitario

Vincenzo Ruggero MANCA – ex Vice presidente Commissione stragi

Adalberto PELLEGRINO – Presidente Associazione personale aereo navigante

Leonardo TRICARICO – ex Capo di Stato maggiore Aeronautica

Antonio BORDONI – Esperto di incidentistica aerea

Adriana POLI BORTONE – ex parlamentare

Maria Serena ZILIOTTO – assistente parlamentare

Alessandro MEZZANOTTE – ex ing. capo AERMACCHI

Alberto NOTARI – ex ing. capo AERMACCHI

Franco BONAZZI – ex collaudatore capo AERMACCHI

Luciano FORZANI – ex collaudatore capo AUGUSTA

Riccardo DURIONE – ex collaudatore capo AERMACCHI

Marcello DE DONNO – ex Capo di Stato maggiore Marina

Trovato qui:

http://www.panorama.it/news/in-giustizia/presidente-mattarella-chiediamo-verita-su-ustica/

L’ultimo segreto nelle carte di Moro: “La Libia dietro Ustica e Bologna”
Da Beirut i servizi segreti avvisarono: “Tripoli controlla i terroristi palestinesi”. I parlamentari della Commissione d’inchiesta: “Renzi renda pubblici i documenti

(La Stampa)

Gheddafi era il piu grande terrorista dell epoca (attentati contro treni in Francia, Discoteca La Belle in Germania, Lockerbie,…).

E infatti il sospetto cadde subito su Gheddafi:

All’indomani della strage di Bologna, il Quirinale di Sandro Pertini non escluse la pista del terrorismo straniero, lamentando la presenza di agenti «libici, palestinesi e cecoslovacchi» in Italia e attribuendo tali infiltrazioni all’«eccesso di tolleranza» dei governi a guida democristiana «nei confronti del terrorismo di destra e di sinistra

(La Stampa)

Ma la pista libica non fu mai indagata, perche lostesso giorno Cossiga dichiarò la „matrice fascista“ in parlamento.

Il depistaggio della valigetta sull’espresso Taranto-Milano piena di esplosivo dello stesso tipo adoperato a Bologna in realta fu un “inpistaggio” per la pista fascista, che i magistrati di Bologna stavano gia indagando.

E pure dopo Ustica ci fu un inpistaggio del SISMI per la pista fascista con una telefonata nella quale i NAR si dichiaravano responsabili di aver piazzato una bomba sul DC-9 .

Coinvolgere la Libia in quel momento avrebbe voluto dire tragedia per la Fiat, per l’Eni e per tutto il resto di Tangentopoli.

Per non dovere rinunciare agli affari con Gheddafi si doveva presentare altri colpevoli.

La cultura e oppinione pubblica italiana di quel periodo storico era completamente dominata da una sinistra che si vedeva vittima di un complotto stragista (Fascisti, DC, CIA, Nato) contro “la piazza” e contro “il popolo”:

(Scena del film “Novecento” di Bernardo Bertolucci del 76)

La DC fu vista come partecipe della congiura stragista contro la sinistra.

Cosi i politici dalla DC conoscevano esattamente il modo di pensare (e accusare) dell’opinione pubblica di quel periodo storico:

Andreotti e Cossiga ebbero la furbizia di sfruttare la ideologia del vittimismo della sinistra per i fini (economici) del loro sistema (Tangentopoli):

Se non puoi (ab)battere il tuo nemico, abbraccialo”

E cosi che nacque una strana complicita fra il potere politico e l´opinione pubblica nella questione delle due stragi italiane piu sanguinose del dopoguerra.

Per Ustica la bomba-NAR fu sostituita dalla versione del Missile Nato (con un ultima versione presentata da Cossiga).

Le verita comoda per tutti politici italiani che facevano affari con Gheddafi (da Andreotti fino a Berlusconi), venne protetta da feroci cani da guardia ideologici (Bonfietti e Bolognesi).

Scusi generale, cominciamo da qui: lei cita una assoluzione nel processo ai generali… «Certo!». Ma contesta il lavoro delle commissioni di indagine, e la sentenza più importante, quella del giudice Priore? «Certo: è una sentenza suggestiva e priva di prove».

Parliamo del documentario di Canal plus? «Stasera mi metterò davanti alla tv, alle 23.30. E non lo vedrò! So chi ha manipolato i giornalisti francesi». Chi? «L’associazione delle vittime, ovvio. Un film fuorviante fin dal titolo».

Non è stato un missile ad abbattere l’aereo? «Non c’è nessuna traccia di missile nelle perizie». Questo lo dice lei! «Lo dicono i migliori periti del mondo». E come sarebbe caduto l’aereo? «Bomba nella toilette, punto».

(Stragi 80)

Il vero Burrattinaio

Nel 1981 qualcuno mise in dubbio che il vero capo della P2 potesse essere quell’omino in Lebole. “Gelli? Ma no, è soltanto il segretario generale”, disse Craxi con l’aria di chi la sapeva lunga. Ma il nome del vero Burrattinaio della Piramide superiore, per dirla con Tina Anselmi, non vide mai la luce, si dubitò sì di Andreotti che con la P2 intrattenne lunghi e proficui rapporti.

(Il Fatto Quotidiano)

Andreotti, il vero Burrataninaio della P2?

Andreotti fu il vero capo della politica italiana per 30 anni.

Ma grazie a invenzioni come la P2, Gladio, Tangentopoli riusci a trasformare tutti scandali della (sua) politica italiana in scandali, che centravano niente con lui.

Andreotti non fu il Burrattinaio della P2, ma la P2 fu un Burrattino di Andreotti.

Milano, 12.12.1969

Chi stava a Milano il 12. dicembre 1969 come ospite di Giangiacomo Feltrinelli?

https://books.google.at/books?id=DxUvBwAAQBAJ&pg=PT58&lpg=PT58&dq=ensslin+und+baader+bei+feltrinelli&source=bl&ots=E33U2xZ7ot&sig=JAUUDuSrx-eA-GEcrZbAUe1TBtU&hl=de&sa=X&ved=0ahUKEwjWu_e7x9bJAhUBlxQKHVuLBW0Q6AEIITAB#v=onepage&q=ensslin%20und%20baader%20bei%20feltrinelli&f=false

Proprio i due piu grandi terroristi tedeschi avevano visitato Giangiacomo Feltrinelli a Milano fino al 12.12.1969.

https://it.wikipedia.org/wiki/Andreas_Baader

https://it.wikipedia.org/wiki/Gudrun_Ensslin

 

L’altra Piazza Fontana
di Giuseppe Natale

La storia della Casa dello Studente e del Lavoratore, in piazza Fontana, nel cuore di Milano, alle spalle del Duomo. Proprio davanti alla Banca dell’Agricoltura, quella dell’attentato del 12 dicembre 1969, raccontata da un protagonista di allora, oggi presidente della sezione ANPI di Crescenzago-Milano e promotore del Forum Civico Metropolitano.

28 novembre 1968. Alla fine di una grande manifestazione di migliaia di studenti, viene occupato l’ex hotel Commercio, stabile abbandonato e in degrado, di proprietà del Comune . Nel “cuore della città capitalistica”!

Nella primavera del ’69 i rappresentanti del potere decidono di passare al contrattacco, mentre si intensificano campagne di stampa denigratorie contro la C.S.L., ormai stigmatizzata “covo” di anarchici ed estremisti, drogati e fannulloni ecc. Una delle prime trombe politiche dell’assalto viene suonata dal consigliere comunale socialista Bettino Craxi (sì, proprio lui!), che con un’interpellanza chiede di sgomberare l’albergo Commercio.

Il 19 agosto 1969, nel colmo dell’estate e delle vacanze, la C.S.L. viene sgomberata da plotoni di carabinieri e poliziotti in assetto di guerra, e l’edificio subito demolito.
Cade la maschera dal volto del potere che usa la forza e non la capacità di affrontare e risolvere i problemi.

http://www.arivista.org/?nr=367&pag=31.htm

La bomba contro la Banca accanto alla sgomberata “Casa dello Studente e del Lavoratore”, in piazza Fontana, era solo una di cinque bombe:

Una seconda bomba viene rinvenuta inesplosa nella sede milanese della Banca Commerciale Italiana, in piazza della Scala. Vengono eseguiti i rilievi previsti e successivamente viene fatta brillare[13] distruggendo in tal modo (come dichiarato dal giudice Gerardo d’Ambrosio e confermato dalla Cassazione)[8] elementi probatori di possibile importanza per risalire all’origine dell’esplosivo e a chi abbia preparato gli ordigni. Una terza bomba esplode a Roma alle 16:55 dello stesso giorno nel passaggio sotterraneo che collega l’entrata di via Veneto della Banca Nazionale del Lavoro con quella di via di San Basilio, ferendo tredici persone. Altre due bombe esplodono a Roma tra le 17:20 e le 17:30, una davanti all’Altare della Patria e l’altra all’ingresso del Museo centrale del Risorgimento, in piazza Venezia, ferendo quattro persone.

Si contano dunque, in quel tragico 12 dicembre, cinque attentati terroristici, concentrati in un lasso di tempo di appena 53 minuti, che colpiscono contemporaneamente le due maggiori città d’Italia: Roma e Milano.

(Wikipedia)

Dunque le quattro altre bombe non avevano causato morti e pure per la Banca di Piazza Fontana probabilmente non erano previsti:

L’ orario di chiusura era passato da oltre mezz’ ora, ma il salone della Banca dell’ Agricoltura in piazza Fontana era ancora pieno di gente. Molti clienti, soprattutto agricoltori e mediatori della provincia, sono alle prese con carte, moduli, documenti e conti da far quadrare.

http://archiviostorico.corriere.it/2009/novembre/04/1969_strage_piazza_Fontana_Parte_co_7_091104017.shtml

Se una bomba contro “cose” (come una banca) dovesse finire con morti, si deve fare «controinformazione» e dichiararla come strage contro la piazza.

E dietro la strage contro la piazza non ci possono stare bravi anarchisti, ma solo brutti fascisti.

Questa è la lezione della strage contro la Banca Nazionale dell’Agricoltura meglio conosciuta come “Strage die Piazza Fontana”.