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Archive for settembre 2011

La sentenza della Corte Civile di Palermo è una sentenza che strazia tre decenni di accertamenti giudiziari e che contraddice decisioni di altri Tribunali:
 
Requisitoria p.m. (Salvi, Nebbioso, Roselli)

«L’esplosione all’interno dell’aereo, in zona non determinabile, di un ordigno è dunque la causa della perdita del DC9 per la quale sono stati individuati i maggiori elementi di riscontro». (p. 404)

Sentenza di appello

L’esistenza di un velivolo che volava accanto al DC9 ITAVIA era “supportato solo da ipotesi, deduzioni, probabilità e da basse percentuali e mai da una sola certezza.” (Motivazioni, p.68).

«Non è stato raggiunto, cioè, un risultato di ragionevole certezza su un presunto velivolo che avrebbe volato accanto o sotto il DC9 ITAVIA anche successivamente con mezzi di ricerca certamente più completi ed esaurienti di quelli in essere nel 1980 ma sono emerse solo mere probabilità di significato, quindi, dichiaratamente neutro». (Motivazioni p. 68).

«… L’accusa non è altrimenti dimostrabile se non affermando come certo quanto sopra ipotizzato ma non è chi non veda in essa la trama di un libro di spionaggio ma non un argomento degno di una pronuncia giudiziale». (Motivazioni p. 114).

« … tutto il resto è fantapolitica o romanzo che potrebbero anche risultare interessanti se non vi fossero coinvolte 81 vittime innocenti». (Motivazioni p. 116).

Cassazione

«Non si è, pertanto, in presenza di una prova incompleta, poiché all’esito di una lunga e complessa istruttoria formale da parte del Giudice Istruttore (durata 19 anni e conclusa con una sentenza-ordinanza di 5468 pagine), seguita da quella dibattimentale con 272 udienze, è stata acquisita una imponente massa di dati, dai quali peraltro non è stato possibile ricavare elementi di prova a conforto della tesi di accusa». (Motivazioni p. 11).

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Se il delitto perfetto esiste, è avvenuto nei cieli dell’isola di Ustica, quel maledetto 27 giugno 1980. E chi l’ha commesso ora probabilmente ride di ciò che scrivono i giudici del Tribunale civile di Palermo, nelle motivazioni con cui hanno condannato i ministeri della Difesa e dei Trasporti a risarcire con 100 milioni di euro gli 81 parenti delle vittime per non aver assicurato la sicurezza del volo «Dc9 Itavia I-Tigi».
 
È una sentenza che strazia tre decenni di accertamenti giudiziari, che smentisce i risultati di periti di fama internazionale e le ricostruzioni della commissione Stragi, che contraddice decisioni di altri Tribunali e che ripropone – anzi, impone – la tesi (falsa) che a buttar giù l’aeroplano fu un missile «o una quasi collisione tra velivoli militari non identificati che volevano attorno all’aeroplano al momento del disastro».
 
Un delitto perfetto, si diceva. E non perché l’assassino è rimasto nascosto nell’ombra, ma perché – ancora oggi, a trentuno anni dai fatti – l’unica pista investigativa che avrebbe potuto portare a lui viene nascosta, ostacolata in ogni modo nel tentativo di affiorare alla superficie, lasciando una volta per tutte le profondità del mistero in cui è stata affondata insieme alla carcassa dell’aereo. Una traccia che non è un’invenzione dei giornali – che pure tanta parte hanno avuto nell’orientare le indagini, decretandone il fallimento, e nell’accreditare nell’opinione pubblica una verità che è una falsa verità – ma che ha la dignità di un atto giudiziario. Si trova a pagina 404 della requisitoria del pubblico ministero che indagò sulle cause del disastro.
 
C’è scritto, letterale: «L’esplosione all’interno dell’aereo, in zona non determinabile, di un ordigno è dunque la causa della perdita del Dc9 per la quale sono stati individuati i maggiori elementi di riscontro. Certamente invece non vi sono prove dell’impatto di un missile o di una sua testata». Una bomba.
 

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“io c’ero”

Tutto ciò non può non far riflettere chi invece avanza l’ipotesi dello scenario di guerra e dell’affollamento dei cieli. A tal proposito val la pena riproporre quanto ebbe a dire il comandante Alitalia Aldo Pezzopane nella presentazione della relazione di Frank Taylor dell’Università di Cranfield.

 
«Quella sera del 27 giugno 1980 ero in volo da Tunisi a Fiumicino, al comando di un B-727 (I-DIRU) ed ero su una rotta ad ovest del punto in cui successivamente si stabilì che scomparve il DC9. Dall’ orario di atterraggio a FCO, 21.10 locali, mi resi conto in seguito di aver volato a sud di Ponza proprio nel periodo dell’incidente. Posso dire “io c’ero” ma posso anche dire che non percepii sintomi di alcunchè di anomalo. Con il sole molto basso sull’orizzonte e totale assenza di nubi c’erano ottime condizioni per visualizzare anche traffici lontani. Nessuno mi chiese mai niente.

http://www.dedalonews.it/it/index.php/09/2011/ustica-2011-perche-ci-persuade-la-bomba/

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La sentenza della corte civile di Palermo significa una vittoria per il partito del missile.

Magari sara la ultima.

Perche questa volta Giovanardi non restera isolato con le sue giuste dichiarazioni:

https://strage80bologna.wordpress.com/2010/06/27/giovanardo-isolato/

Fino a pochi mesi fa la ricerca della verita avrebbe significato la perdita di milliardi per il governo di Berlusconi.

https://strage80bologna.wordpress.com/2011/06/28/una-verita-delle-sinistre-comoda-per-le-destre/

Ora non cercare la verita costerebbe 100 millioni.

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Crolla l’alibi

 

http://www.liberoreporter.it/NUKE/news.asp?id=7247

http://corrieredibologna.corriere.it/bologna/notizie/cronaca/2011/12-settembre-2011/kram-era-berlino-strage-crolla-alibi-1901511520044.shtml

Bravo Gabriele!

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